Opt-out o no? La domanda, apparentemente tecnica, è in realtà una scelta strategica tra due rischi simmetrici.

Perché uscire (opt-out)

La preoccupazione principale è quella della revoca centrale: una singola decisione della CGUE può annullare il brevetto europeo in tutti gli Stati coperti. Per un titolo strategico — quello su cui si basa un intero prodotto di punta — affidare questo rischio a una giurisdizione giovane e ancora poco collaudata può essere sembrato imprudente. Da qui il riflesso dell’opt-out, che preserva lo status quo: contenziosi nazionali, paese per paese, dove si rischia di perdere solo un territorio alla volta.

Perché rimanere

Al contrario, la CGUE offre un’arma temibile al titolare: una singola azione può portare a un’ingiunzione che copre l’insieme degli Stati membri contraenti. Per chi intende far rispettare i propri diritti su larga scala, rinunciare a questo effetto leva (e allo sportello unico) può costare caro. Moltiplicare i processi nazionali è lento e oneroso; un’azione unificata colpisce forte e rapidamente.

Le insidie del calendario

  • l’opt-out è possibile solo durante il periodo transitorio (vedi Il periodo transitorio);
  • un’azione avviata da un terzo dinanzi alla CGUE può bloccare la possibilità di opt-out; al contrario, un’azione nazionale blocca il ritiro;
  • il ritiro dell’opt-out è definitivo: non è possibile un secondo opt-out.

In pratica, molti titolari hanno adottato una posizione prudente all’inizio (opt-out massivo), salvo poi ritirare tale opt-out in un secondo momento, una volta stabilizzata la giurisprudenza della CGUE e quando un’azione offensiva lo richieda.

E non dimentichiamo il promemoria che può infastidire (o meno, soprattutto in Francia): nulla di tutto ciò si applica al brevetto unitario, che rimane, per costruzione, sotto la competenza esclusiva della CGUE. Scegliere il unitario significa scegliere la giurisdizione unificata — senza via d’uscita.